mercoledì 26 aprile 2017

Chef Rubio: non solo Cibo, Tv e Tatuaggi


Proprio in questi giorni sta finendo di girare “È uno sporco lavoro”, un programma che, a partire dal primo maggio su DMAX, lo vedrà cimentarsi in mestieri troppo spesso dimenticati, raccontando le storie di vita di un’Italia inedita. Gabriele Rubini, in arte Chef Rubio, è fatto così: non si tira mai indietro dove c’è da imparare e lo fa sempre col sorriso. Ma sotto a quel mosaico di tatuaggi, muscoli, barba, baffi e capelli, c’è molto di più del fenomeno mediatico del momento, lanciato dal programma “Unti e Bisunti”.
C’è un tipo di poche parole, un po’ ruvido, ma per timidezza, ci piace pensare, che, di sicuro, ha tanto da dire, oltre a ciò che si vede in Tv.
C’è un ragazzo che si mette nei panni degli altri e che sposa cause difficili, come la campagna del “Pasto Sospeso” assieme allo scrittore Erri De Luca, per non dimenticare chi fa fatica a mettere il cibo in tavola.
C’è un comunicatore che, con umiltà, impara e promuove nuove lingue come la LIS, la Lingua dei Segni Italiana, attraverso l’originale web-serie “Segni di Gusto”.
C’è un giovane coraggioso, con la testa da sportivo, non solo per i tanti anni di Rugby, ma anche per la capacità di mettersi in gioco, come ha fatto ideando il progetto “Origami Italiani” assieme al designer Filippo Protasoni, che vuole valorizzare le piccole realtà legate al mondo della pasta fresca.
C’è un tipo determinato, ma che si fa tante domande e che ripete spesso: “quando smetterò di fare televisione e passerò dall’altra parte…”, perché ha imparato che anche dietro la macchina da presa potrà esprimere il proprio talento.
C’è uno che ama scrivere e lo fa con delicatezza, senza presunzione e ha accettato volentieri di concederci un’intervista durante un’interruzione tra una ripresa e l’altra, per raccontarci un po’ di sé, rosicchiando minuti alla sua pausa pranzo. E chissà cosa stava mangiando…  



Non solo uno Chef di talento, ma anche un grande comunicatore a tutto tondo, che assaggia sempre, qua e là, nuove forme di condivisione. Come ti senti nei panni di scrittore? Quali sono i tuoi ingredienti segreti per raccontare le tue ricette?

Non mi piaceva l’idea di lasciare le ricette nude e crude, perché dietro ogni piatto c’è una storia ben precisa, così ho deciso di aggiungere dei prologhi che raccontano il mio punto di vista. Nient’altro che pensieri che sono venuti di conseguenza alle materie trattate di volta in volta, ma non solo, perché mi piace raccontare le mie esperienze a trecentosessanta gradi, come ho provato a fare nei libri nati da “Unti e Bisunti”.
Se mi sento scrittore? Ognuno è quel che è, credo. Se qualcosa ti riesce bene, vuol dire che è parte di te e devi continuare su quella strada. Ora non posso dire di sentirmi uno scrittore nel vero senso del termine, ma, chissà, scrivere mi piace e potrei diventarlo, un giorno, al di là delle mie ricette. E se quel che scriverò piacerà, sarò ben lieto di avere anche l’epiteto di scrittore.



Anche la narrativa sembra stuzzicarti, in particolare quella un po’ piccante. A quando un romanzo firmato Gabriele Rubini? E che romanzo sarebbe?

Mi piace fantasticare, anche se sono uno coi piedi per terra. Scriverò un romanzo quando finirò con la televisione, non prima, perché una storia ben scritta richiede tempo e attenzione. Ancora non saprei dire che tipo di romanzo sarebbe, saprò dirlo solo quando avrò messo insieme i pezzi. Le idee sono tante, lo ammetto.



A proposito di grandi scrittori, hai recentemente lanciato a Roma, nel cuore della Garbatella, la campagna “Pasto Sospeso” assieme a Erri De Luca. Facciamo un bilancio di questa iniziativa che sarà presto esportata anche a Dubai.

È stata un’esperienza breve, ma molto emozionante per me. Non ho avuto modo di parlare molto con Erri perché, sotto sotto, siamo simili: siamo entrambi di poche parole, ma, forse proprio per questo, siamo entrati subito in sintonia.
“Pasto Sospeso” è un’iniziativa davvero importante, nella quale spero, in futuro, di riuscire a coinvolgere altre persone, non solo a Roma e a Dubai, come accadrà il prossimo 12 maggio, ma anche in altri contesti, perché è importante ricordarsi sempre di chi è meno fortunato di noi. La solidarietà nei confronti di chi vive un disagio tale da soffrire la mancanza di cibo non è mai troppa.



La cucina è tradizione, ma è anche un vero e proprio linguaggio tutto da decodificare. Raccontaci la tua esperienza con la LIS, Lingua dei Segni Italiana, presso l’Istituto Statale Sordi di Roma, da cui è scaturita la web-serie “Segni di Gusto”.

Imparare la LIS è stata un’esperienza unica. Al momento sono fermo, purtroppo, perché altri progetti mi hanno assorbito, ma posso già anticipare che in futuro proporremo altre clip di “Segni di Gusto”, perché è un’iniziativa che ha avuto grande successo. Imparare questo linguaggio totalmente nuovo per me non è stato semplice e, come tutte le lingue, sarebbe bene tenersi sempre allenati. La Lingua dei Segni non è ancora riconosciuta come lingua in Italia e con questo progetto anche io, nel mio piccolo, mi sono fatto portavoce di questa battaglia lunga e impegnativa che farò in modo di poter continuare a combattere quanto prima, tornando anche a prendere lezioni per salire di livello.



Anche per chi, come te, è sempre in prima linea e con le mani in pasta, l’occhio vuole la sua parte. In cosa consiste “Origami Italiani”, un progetto da te ideato e recentemente realizzato con il designer Filippo Protasoni e la Società Circus?

“Origami Italiani” è un progetto in cui credo molto e che ho coltivato per anni, quindi avergli dato finalmente vita è stata una grandissima soddisfazione, anche grazie a tutti coloro che mi sono stati accanto, supportandomi. Si tratta di un prototipo per un sistema di packaging rivolto alla vendita e al consumo di pasta fresca. Adesso aspetto solo che un investitore interessato a proseguire questo percorso si faccia avanti per lanciare questa iniziativa all’interno di piccole realtà quotidiane, come ristoranti e pastifici, per valorizzare anche queste piccole imprese, spesso in difficoltà rispetto alla grande distribuzione. L’obiettivo è rileggere il passato in chiave futura e riportare i giovani ad interessarsi di questo mestiere che ha una tradizione antica nel nostro Paese.



Tra Web e Social Network, cos’è la TV per te? Un fine o un mezzo? E cosa provi a stare anche dall’altra parte della macchina da presa, in qualità di regista, come nei POV – Point of View sul tuo sito ufficiale?


La Tv è sempre e solo un mezzo per raccontare storie. Ecco perché dietro la telecamera sono pienamente a mio agio come narratore. Quando smetterò di stare davanti, mi prenderò quello che mi spetta anche dietro la macchina da presa, potete giurarci.

www.chefrubio.it



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