venerdì 11 dicembre 2015

Alessandro Curti: “Padri Imperfetti”, istruzioni per l’uso


Andrea è un educatore e la sua professione lo porta a incrociare le strade di padri, madri e figli che, nei loro difficili percorsi, hanno bisogno del suo aiuto. È lui il protagonista e il filo conduttore di “Padri Imperfetti”, scritto dall’esordiente Alessandro Curti, C’era una volta Edizioni.
Si tratta di un romanzo decisamente sui generis, che, attraverso gli occhi di Andrea, narra tante storie di conflitti generazionali e di coppia, destinati a segnare profondamente il cammino di altrettante famiglie. In questo modo lo stesso Andrea è portato a rivedere e rivalutare le propria esperienza di figlio e di padre, tramite gli occhi dei padri che cerca di guidare, dimostrando come, aiutare gli altri, sia anche un modo per conoscere meglio sé stessi.
Andrea, nella sua genuina purezza di personaggio letterario, altri non è che l’alter ego dell’autore stesso, Alessandro Curti, un educatore a sua volta che, grazie allo stimolante linguaggio della narrazione, racconta, con slancio, la sua esperienza di professionista che, nel suo ruolo, non prescinde dalla vita privata, ma cerca di fare in modo che l’una arricchisca l’altra e viceversa.
“Padri Imperfetti” è un romanzo intenso, emozionante e profondamente didattico nel senso più autentico del termine: cerca di trasmettere insegnamenti attraverso l’esempio e l’esperienza, usando la potenza del racconto per ispirare chiunque voglia cogliere il vero spirito della genitorialità.



“Padri Imperfetti”, edito da C’era una volta Edizioni, è un libro sull’importanza dell’educazione vista come la ricerca di un equilibrio tra il confronto e l’esempio, il senso di appartenenza e la voglia di libertà. Raccontaci la genesi di quest’opera: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

“Padri Imperfetti” nasce dalla mia esperienza professionale coniugata con quella di genitore. Svolgo la professione di educatore nel campo dei minori da più di vent'anni e nove anni fa, quando sono diventato padre, tutto il mio sistema di premesse (educative e non) è, ovviamente, cambiato. Contemporaneamente, dal punto di vista professionale, mi sono trovato a dover operare sempre più spesso con padri che faticavano ad avere relazioni equilibrate con i propri figli. Lavorando con loro e con i loro figli, nel tentativo di (ri)costruire un rapporto, non sono riuscito ad evitare di “rileggermi” nel mio ruolo di padre, nel modo in cui mi pongo nei confronti di mia figlia.
Le storie che incontro nella mia professione sono distanti dalla mia quotidianità (famiglie interrotte, relazioni conflittuali, inversione di ruoli) ma alcuni rischi sono comuni a quelli di tutti i genitori e, convinto come sono che l'esperienza sia l'insegnante migliore, ma più duro, della vita, ho cercato di apprendere da altri, attraverso le loro fatiche, come poter diventare un padre migliore. Un padre – un genitore, in genere – non può essere tale se non in relazione al proprio figlio e solo un percorso comune, fianco a fianco, in qualsiasi situazione e contesto, può aiutare entrambi a crescere.
Gli equilibri che hai citato – confronto ed esempio, appartenenza e libertà – credo siano i grandi temi su cui ogni genitore debba farsi delle domande, perché rappresentano l'implicito del ruolo genitoriale: crescere un figlio affinché, un giorno, non sia più nostro. Ecco perché, nel romanzo, mi soffermo anche su alcune immagini del protagonista nel suo ruolo di figlio che, inevitabilmente, lo ha formato anche come genitore. Perché è anche con questo che dobbiamo fare i conti.
Tante volte dico a mia figlia che sarà la mia bambina per sempre e sono convinto di questa affermazione. Ma quando lei mi risponde che sarò il suo papino per sempre so che non potrà essere completamente cosi, almeno non come lo intende lei oggi. Diventerà madre e il suo sistema di priorità cambierà. Spero solo che attraverso il mio esempio, il tentativo di essere all'altezza del ruolo che ho, possa essere un genitore sufficientemente buono.

Come hai scoperto di avere il talento e l’esigenza di scrivere? Che autore sei?

Ho sempre avuto la passione per la scrittura, fin da quando – alle scuole superiori – avevo l'ambizione di diventare un giornalista. Poi la mia vita ha cambiato direzione e mi sono scontrato con il mondo dell'educazione professionale: uno “scontro”, per me, bellissimo.
Anche in questo campo, però, la scrittura è importante, perché narrare le proprie esperienze fuori da sé aiuta a vederle con un occhio differente, più pulito, e quindi ad affrontarle meglio, con qualche strumento in più.
Sono uno scrittore “di getto”, nel senso che sento l'esigenza di raccontare storie, scene, immagini, emozioni e lo faccio così, come mi vengono. Le storie sono dentro di me, me le sono già raccontate in parte, ma, quando le mie dita si appoggiano sulla tastiera del computer, la narrazione si sviluppa da sola, come se i personaggi vivessero di vita propria e raccontassero a me le evoluzioni e gli scossoni della loro vita.
Non so se questo sia un talento o meno, anche perché, purtroppo, sono anche uno scrittore “a tempo perso”, nel senso che non scrivo romanzi per lavoro, ma per diletto. Tuttavia la scrittura è una parte di me e poterla collegare con le altre - il lavoro di educatore e la vita privata - mi piace. È come se le tessere di un puzzle si unissero a formare un'immagine completa dell'Alessandro che sono.
Credo che l'aspetto più importante, per me, sia provare emozioni e riuscire a raccontarle, così che altri come me possano metterle nel loro cestino delle esperienze per poterle utilizzare a loro volta.



Il tuo ruolo di educatore e di padre, a tua volta, ti ha sicuramente facilitato nella ricerca in vista di questo libro. Secondo la tua esperienza è possibile, al giorno d’oggi, anche per genitori imperfetti compiere le migliori scelte possibili? Che consiglio ti sentiresti di dare a chi si appresta a svolgere questo mestiere senza libretto d’istruzioni?

Ho sempre sostenuto – e continuo a farlo – che sia più complicato fare il genitore che l'educatore. Per quanto la mia sia una professione in cui l'emotività e l'empatia sono strumenti fondamentali, vanno sempre di pari passo con la razionalità, con un progetto educativo che dobbiamo pensare perché ci guidi nelle nostre azioni, che ci supportino nel raggiungimento dell'obiettivo. Quando sei genitore è molto più faticoso perché il motore principale è l'amore che, tutto è, tranne che razionale. Tenere il focus sulla razionalità implica uno sforzo immane quando hai di fronte la cosa che ami di più al mondo, quella per cui daresti la vita pur di farla stare bene.
Le istruzioni per l'uso? Magari esistesse un manuale per diventare genitore… o forse no, perché ogni storia, ogni relazione, ogni persona è il risultato di tutte le esperienze che ha vissuto. Ecco perché, quando lavoro con genitori, così come con bambini e ragazzi, non mi permetto di dare consigli o istruzioni. Il mio compito – il compito dell'educazione – è quello di accompagnare l'altro a scoprire sé stesso, i suoi vincoli e le sue risorse, e a farci i conti per capire anche le proprie possibilità.
Questo è – probabilmente – l'unico consiglio saggio da dare a chi vuole o sta per diventare genitore: impara a conoscere il più possibile te stesso, a starci bene, a fare i conti con i tuoi limiti, solo così potrai stare bene in relazione con l'altro.

A quale delle tante storie che hai seguito e raccontato ti senti più legato? E perché?

Tutte le storie che ho raccontato in “Padri Imperfetti” non sono reali, ma sono il risultato della miscellanea delle tantissime storie che ho incontrato nella mia vita. Ognuna di loro mi appartiene e ad ognuna di loro sono affezionato. C'è però, come credo ci sia per tutti, un personaggio a cui sono particolarmente affezionato e non è uno dei padri di cui narro le vicende. Non voglio svelarlo, perché mi sembrerebbe di fare un torto agli altri protagonisti del mio romanzo, però in lui vedo la fatica di “salvare” tutti coloro che lo circondano quasi a discapito di sé stesso; un tentativo di mantenere l'equilibrio emotivo di chi gli sta intorno a prescindere della propria sopravvivenza emotiva. Ma è possibile fare questo a 17 anni? E a quale costo?

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Di progetti sul tavolo ce ne sono molti anche se, come dicevo prima, il tempo per la scrittura è sempre molto poco nella vorticosa routine quotidiana.
Attualmente sto lavorando ad un secondo romanzo, slegato da “Padri Imperfetti”, ma, in qualche modo, a lui parallelo, in cui cerco di raccontare le emozioni e le vicende delle donne alle prese con il mondo della maternità. Una prosecuzione ideale di un filone riguardante le famiglie in cui Andrea – il protagonista principale di Padri Imperfetti – si trova ad operare.
E ovviamente, parlando di famiglie, non si può evitare di raccontarle dal punto di vista dei figli. Ecco quindi che altri due progetti sono due romanzi sull'adolescenza: uno sempre centrato sulla relazione con gli adulti e uno (scritto a quattro mani) dove solo gli adolescenti saranno protagonisti, anche se non è necessario essere “adolescenti anagrafici” per “comportarsi da adolescenti” e questo – forse – apre nuove curiosità e riflessioni sul tema.
Infine ho un progetto più lontano nel tempo, a cui ho cominciato a lavorare come bozza con un'altra persona, riguarderà il mondo della scuola e i delicati equilibri che vi abitano.

Tanto lavoro e poco tempo per farlo, purtroppo.

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