mercoledì 21 ottobre 2015

Nadir Malizia: un uomo normale in una Società disabile


Quella di Nadir Malizia è una storia semplice. Di quelle che, con la sola potenza della loro purezza, sono in grado di spostare per sempre il baricentro della nostra normalità, portandoci a ridimensionare quelli che la gente, di solito, considera limiti e non opportunità. Ma, attenzione: semplice, non vuol dire facile. Nadir è un ragazzo brillante, intelligente, generoso, che, invece di camminare con le proprie gambe, vive una vita su quattro ruote e che ha scelto di non permettere alla sua disabilità fisica di creare delle barriere anche nella sua mente. Ha deciso di vivere, amare e sognare senza riserve e, col suo primo libro, “Vita su quattro ruote”, C’era una volta Edizioni, ha avuto il coraggio di raccontare a tutti noi cosa si prova a sentirsi normali in una società disabile, con l’obiettivo di sgretolare i pregiudizi e le ipocrisie che un tema delicato come la disabilità porta con sé. Nadir è diretto, ironico, trasparente e ci accompagna in un percorso ricco di scoperte, senza inibizioni e perbenismi, con la sola voglia di confronto e condivisione, che dovrebbe animarci tutti, ogni giorno. “Vita su quattro ruote” è un libro delicato e poetico, ma mai banale o melenso. È un’autobiografia sui generis, dove a colpire non è solo ciò che è scritto, ma anche la prospettiva e l’augurio che ci sia ancora tanto di bello da scrivere e da raccontare.


“Io mi sento un uomo normale, purtroppo vivo in una società disabile che non vuole vedere al di là dei propri occhi.” In questa frase è racchiuso il significato più profondo del tuo libro “Vita su quattro ruote”, Edizioni C’era una volta. Raccontaci la genesi di quest’opera: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Il tema della disabilità non viene trattato dai media come si dovrebbe, viene, invece, troppo spesso trascurato, come se non interessasse a nessuno ed è qui che sbagliamo! Soltanto quando ci sono importanti manifestazioni di solidarietà se ne parla in televisione o suoi giornali, ma poi, quando si spengono i riflettori, tutto torna come prima e nulla viene approfondito. Ecco cosa mi ha portato a scrivere questo libro. Mi sono sentito in dovere di fare qualcosa. La società e, di conseguenza, le persone che ne fanno parte, devono rendersi conto che esistono tanti tipi di realtà: tra queste c’è anche quella della disabilità con tutti i suoi problemi e le difficoltà che bisogna affrontare ogni giorno. Ma c’è anche il rovescio della medaglia, ci sono anche degli aspetti positivi, come vivere la vita in modo più intenso, apprezzando veramente ciò che si ha. Perciò ho preso la decisione di scrivere un libro e raccontare la mia testimonianza, anche e soprattutto positiva, per poter essere di aiuto agli altri che si trovavano nella mia stessa situazione, mettendomi in prima linea.

Disabilità non è sinonimo di diversità, sono le emozioni a renderci tutti uguali e, nello stesso tempo, tutti diversi. A chi e quale messaggio vuoi lanciare con il tuo libro? Quant’è importante l’informazione per favorire l’integrazione di chi vive situazioni di difficoltà come la tua?

Il libro “Vita su quattro ruote” non ha un target specifico di lettori, ma, al contrario, si rivolge a tutti, indistintamente. I messaggi che voglio trasmettere con questo libro sono molti. Ogni lettore, però, può dedurre liberamente il proprio: riflettere e farsi delle domande, arrivando a una sua conclusione. Ad esempio, nel libro scrivo: “La società si è mai chiesta come si vive una vita su quattro ruote? Evidentemente no! A questa società la diversità fa paura, tutto ciò che non si conosce è meglio allontanarlo”. Ecco, già da questa mia riflessione il lettore potrebbe porsi delle domande per approfondire questa tematica.
Direi che l’integrazione della persona con una diversa abilità nella società attuale è davvero molto importante. Il diversamente abile vuole essere parte integrante del sistema. Vuole poter lavorare, innamorarsi, essere un libero cittadino e vuole essere trattato come tale e non come un diverso da emarginare. Avere una diversità significa possedere una grande ricchezza che ci può distinguere dalla massa. Non siamo alieni che arrivano da un pianeta sconosciuto, siamo essere umani, con sentimenti identici a tutti gli altri, solo questo è ciò che conta. Se la società ci allontana, perché, magari, non conosce e non capisce cosa significa avere una disabilità, siamo noi diversamente abili che dobbiamo tendere una mano verso l’altro e far comprendere che ognuno di noi è diverso e, grazie a questo, si può imparare molto gli uni dagli altri, come a vedere anche la propria vita con occhi diversi. C’è un passo del mio libro dove sottolineo ampiamente questo disagio nei nostri confronti: quello che, in generale, nelle persone scatta è una sorta di pietismo, che danneggia tutti. Tutti siamo uguali, con le nostre diversità e per questo dobbiamo confrontarci per comprenderci. Molti, però, hanno forti pregiudizi nei confronti delle persone disabili. Credono che non si possa avere una vita normale o, ad esempio, innamorarsi di qualcuno. Tutti questi falsi miti, nel mio libro, vengono completamente sfatati.



Come hai scoperto di avere il talento e l’esigenza di scrivere? Che autore sei?

Sono un autore emergente, che ha molta strada davanti a sé, ma sto avendo già parecchie soddisfazioni con il mio primo libro. Gli apprezzamenti sono stati tanti e questo grazie alla Casa Editrice C’era una volta, che mi sta accanto in ogni nuovo progetto, che nasce e si sviluppa insieme. Spero di essere anche un autore sensibile, che cerca di toccare le corde più profonde dell’anima del lettore, entrando in sintonia con chi legge, fino a diventare una cosa sola.
La passione per la scrittura l’ho sempre avuta. All’inizio, in particolare, nell’età adolescenziale, era un modo per sfuggire dalla realtà di tutti giorni. Un mondo privato che apparteneva solo a me e nel quale nessuno poteva entrare. Usavo un diario, come fanno tanti, dove scrivevo le mie emozioni, sensazioni, perplessità e paure. Per me scrivere è rilassante, liberatorio. Il più delle volte mi capita di guardare qualcosa e esserne catturato: ecco che all’improvviso inizio a scrivere, le parole escono da sole senza alcuna fatica e prendono vita.
A un certo punto, poi, crescendo, ho capito che non volevo più scrivere solo per me stesso, ma volevo anche rendere partecipi gli altri della mia vita. Così ho deciso di scrivere un libro autobiografico, sperando che una Casa Editrice potesse prenderlo in considerazione e pubblicarlo. Dopo tante ricerche, nel dicembre 2014, ho firmato il mio primo contratto editoriale. Il mio sogno si stava concretizzando, grazie al mio editore, Cinzia Tocci, e al suo staff che ha creduto in me senza riserve.

Quanto è difficile sensibilizzare l’opinione pubblica verso i temi che tratti? Chi ti sta più accanto concretamente e quali sono gli ostacoli che affronti quotidianamente?

Non è facile sensibilizzare l’opinione pubblica, in particolare su certi temi così delicati, come la disabilità o le barriere architettoniche.  Bisogna mettersi in gioco in prima persona. Per questo voglio crescere e diventare un punto di riferimento per chi non ha voce e fa fatica a farsi ascoltare da chi di dovere. Ovunque andrò a presentare il libro mi batterò, non solo per me, ma per tutti coloro che hanno bisogno. Se non raccontiamo il nostro vissuto, come possiamo pretendere che la società dove viviamo migliori?
Anche io ho chi mi dà una mano nella vita di tutti i giorni. Io li chiamo i miei angeli custodi. Si tratta dei miei migliori amici, Luciano e Massimo, che abitano con me e con i quali ho un bellissimo rapporto. Loro mi sono stati vicino fin dal primo giorno, da quando decisi di trasferirmi nelle Marche, a Marotta di Mondolfo, in provincia di Pesaro Urbino. E anche oggi so che posso contare su di loro per ogni cosa, visto che i miei genitori vivono entrambi lontano.
Le difficoltà che devo superare quotidianamente sono molte: dalle barriere architettoniche, alla ricerca di un lavoro. Nonostante appartenga alle categorie cosiddette protette a volte è come se non esistessi, pur essendo laureato e conosca due lingue straniere, vivo le stesse difficoltà dei miei coetanei che camminano sulle loro gambe.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


Attualmente sto lavorando a molti progetti, presenti e futuri, che riguardano il mio primo libro. Mi piacerebbe continuare a scrivere, infatti ho iniziato a lavorare a un nuovo libro, ma è una sorpresa anche per il mio editore e il suo staff, quindi non anticipo nulla: spero solo che venga apprezzato! Posso dire soltanto che riguarderà la musica. Mi piacerebbe, in futuro, occuparmi anche di diritti umani e poter far parte di un’organizzazione umanitaria non governativa, che si occupi di minori e persone che si trovano in situazioni di disagio economico, così da valorizzare anche i miei studi in giurisprudenza, senza mai dimenticare di aiutare il prossimo.


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