mercoledì 19 luglio 2017

Sonia Ciampoli: svelare un Mistero? Ecco come…


Dopo avervi raccontato la storia del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, e il suo impegno trentennale per un approccio scientifico anche a ciò che è apparentemente inspiegabile, approfondiamo la genesi di uno dei Quaderni del CICAP che ha suscitato in noi maggiore interesse, “Misteri Svelati”, di SoniaCiampoli.
Nato dalle inchieste e dal materiale raccolto per la rubrica “A che punto è la notte”, tenuta da Sonia Ciampoli su Query Online, la rivista ufficiale del CICAP, “Misteri Svelati” è una carrellata di casi più o meno famosi, in gran parte risolti, che, negli anni, hanno interessato gli appassionati e sono stati spiegati grazie all’intervento della scienza. L’obiettivo di questa rassegna di classici del mistero, come ci ha spiegato la stessa autrice, è proprio raccontare ai lettori “come è andata a finire”, giacché la maggior parte di queste vicende, di cui periodicamente si torna a parlare su Tv e giornali, sono, in realtà, risolte.
Dal fantasma di Azzurrina di Montebello, allo sconosciuto Uomo di Somerton, passando per le morti del faro delle Isole Flannan, Sonia Ciampoli ripercorre, con attenzione, accuratezza e uno stile pulito e scorrevole, le principali tappe che hanno condotto gli esperti alla risoluzione di tanti misteri che hanno attraversato la Storia della nostra civiltà.
La conclusione più luminosa di questo viaggio nell’ignoto sta nel fatto che che il cosiddetto rasoio di Occam, il principio metodologico medievale secondo cui, per spiegare un fenomeno, bisogna sempre ricorrere alla spiegazione più semplice, è non solo tuttora valido e intramontabile, ma anche alla base del pensiero scientifico moderno e di una società informata e critica.
 

Dagli U.F.O. ai Medium, passando per l’analisi di luoghi inquietanti e strani oggetti, fino alle storie che hanno ispirato classici della letteratura e del cinema, “Misteri Svelati” è una vera Bibbia per tutti coloro che guardano con occhio critico a queste vicende che non passano mai di moda. Da dove nasce la tua esigenza di approfondire questi temi e cosa ti ha ispirato durante la stesura?

“Misteri svelati” è la rielaborazione della rubrica A che punto è la notte, che ho tenuto per due anni sulla versione online di Query, la rivista del CICAP.
L’idea mi è venuta di colpo, un giorno che navigavo pigramente su Internet senza nient’altro da fare. Ricordavo di aver letto da qualche parte che il CICAP stava per recarsi nel castello di Montebello per indagare sulla leggenda di Azzurrina, la bimba che inseguì una palla di stracci in cantina il giorno del solstizio d’estate 1375 e scomparve nel nulla. Da allora, ogni 5 anni, la notte del 21 giugno, il suo spirito torna a vagare nel castello, e alcuni investigatori del paranormale con una troupe RAI erano addirittura riusciti a registrarne la voce.
Le incisioni e il resoconto di quell’indagine erano ovunque, ma di come fosse andata a finire la ricerca del CICAP non avevo più saputo nulla, bisognava cercare bene online perché la loro versione comparisse fra i risultati.
Così, insieme alla redazione, abbiamo deciso di raccogliere quanti più casi possibile del genere, misteri famosi o meno famosi che continuano a circolare nella versione insoluta sebbene siano stati ampiamente spiegati e sfatati. Abbiamo scelto gli argomenti lasciandoci guidare da inclinazioni personali, gusti, divertimento, ma anche da quello che pensavamo potesse essere più interessante per chiunque si avvicinasse per la prima volta a questi temi, spinto magari dalle stesse motivazioni che hanno sempre mosso anche me: cercare di fare ordine, sgombrando il campo da tutto ciò che è rumore di fondo illogico e infondato, per capire il tessuto razionale connettivo del mondo e poter spostare l’attenzione verso ciò che davvero rimane da scoprire e spiegare.

Cosa ti ha spinto a entrare a far parte del CICAP? Facciamo un bilancio della tua esperienza.

Per rispondere a questa domanda devo fare coming out. Sono una ex believer con qualche vaga tendenza complottista. Da giovane credevo al sovrannaturale, alla possibilità che esistessero spiegazioni alternative e non mi sarei sorpresa tantissimo se avessi scoperto che sulla Luna non c’eravamo mai andati.
Poi venne l’11 settembre, e il complottismo negazionista dell’attacco terroristico. Un giorno finii su un sito che smentiva queste fantasiose teorie e rimasi folgorata. Fu una rivoluzione violenta e illuminante, scoprire che l’applicazione del metodo scientifico potesse essere usata anche per studiare l’astronauta di Palenque o che c’era gente che passava i weekend a realizzare cerchi nel grano. Pochi mesi dopo ero iscritta al CICAP.
Per farmi avanti e offrire la mia collaborazione alle iniziative però ci è voluto più tempo: come tutti, ero in soggezione a parlare con grandi menti, studiosi e scienziati che ne sapevano tanto più di me e veramente mi era difficile immaginare cosa potessi offrire loro. Ho scoperto invece un ambiente accogliente e inclusivo, dove è benvenuto il contributo di tutti, purché ci sia umiltà e desiderio di conoscenza, e dove è praticamente impossibile non imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Oggi alcuni di loro sono diventati amici più che colleghi.
Al CICAP devo molto, è arrivato nella mia vita nel momento in cui avevo più bisogno di fare ordine e avere punti fermi cui appoggiarmi.


Tra i vari Misteri Svelati quale si è rivelato più ostico e perché? Raccontaci come hai fatto a venirne a capo…

Per scelta, quasi tutti i casi che abbiamo raccolto nel libro erano stati già risolti, e le conclusioni raggiunte erano state testate e controprovate. Ce ne  sono però alcuni per i quali non è ancora stata trovata un’univoca spiegazione soddisfacente, e si rimane nel campo delle ipotesi: ad esempio il caso dell’uomo di Somerton, trovato morto su una spiaggia australiana il 1 dicembre del 1948, senza documenti, senza etichette nei vestiti, con il frammento di un libro di poesie persiane in tasca, che riportava da un lato l’ultimo verso del volume, Tamàm Shud, “finito”, e dall’altro un probabile codice che a tutt’oggi nessuno è riuscito a decrittare. O i guardiani del faro delle Flannan Isles, morti in circostanze misteriose dopo aver lasciato ben chiusi porta e cancello, ma anche una sedia ribaltata in cucina e senza indossare, in quel clima proibitivo, l’obbligatorio impermeabile.
In diversi casi ho avanzato delle ipotesi personali, puramente ipotetiche, che spero in futuro di poter approfondire adeguatamente, come nel caso della cassapanca sanguinosa che si trova proprio nel castello di Azzurrina.

Non è vero, ma ci credo: tra religione e superstizione l’Italia sembra essere ancora un Paese di creduloni. Come si potrebbe combattere questa tendenza e che ruolo potrebbe svolgere in merito il CICAP?

Non credo personalmente che l’Italia sia messa molto peggio degli altri paesi occidentali. Sicuramente la dicotomia fra scienza e pseudoscienza oggi si avverte con più forza rispetto al passato, perché viviamo un’epoca generale di opposizioni e fazioni.
Tuttavia, una cosa che ho sempre sentito raccontare dai soci che tengono conferenze e incontri, e che è capitata recentemente anche a me in occasione di un evento in una scuola, è che invece il “pubblico a casa” è estremamente ricettivo a una versione dei fatti più concreta e razionale, ascolta con interesse ed è pronto a rimettere in discussione quelle che non erano tanto convinzioni, quanto posizioni prese per buone perché ovunque la campana alternativista fa più rumore di quella scettica.
Io credo basti questo, continuare costantemente a spiegare, parlare, raccontare scienza, dati, fatti e numeri, senza ghettizzare nessuno aprioristicamente, e accogliendo anche chi ha dubbi e perplessità noti e stranoti. Il dialogo e l’apertura al confronto sono, a mio avviso, la chiave per superare questo momento di impasse collettiva.



A cosa stai lavorando attualmente? Ci sono nuovi progetti letterari in programma? Svelaci quali sono i tuoi piani per il futuro.


Al momento mi sto godendo un po’ di vacanza da mostri e misteri che mi hanno accompagnato in questi due anni. Siccome però le passioni sono impossibili da mettere davvero a tacere, ogni tanto mi riscopro a cercare qualche altra informazione o rileggere gli appunti dei casi non svelati, e magari in futuro potrei buttare giù qualcosa di più ampio e argomentato sull’uomo di Somerton e il suo emulo tedesco Peter Bergmann. D’altra parte, è una storia che ha affascinato anche Stephen King, come posso io non farmene conquistare? 

mercoledì 5 luglio 2017

CICAP: raccontare la Scienza esplorando il Mistero

«Giornali, settimanali, radio e televisioni dedicano ampio spazio a presunti fenomeni paranormali, a guaritori, ad astrologi, trattando tutto ciò in modo acritico, senza alcun criterio di controllo; anzi cercando, il più delle volte, l'avvenimento sensazionale, che permetta di alzare l'indice di vendita o di ascolto. Per questo portiamo avanti un'opera di informazione e di educazione rispetto a questi temi, per favorire la diffusione di una cultura e di una mentalità aperta e critica, e del metodo scientifico basato sull’evidenza nell'analisi e nella soluzione dei problemi».



Era il lontano 1989 quando un gruppo di scienziati, intellettuali ed esperti, su iniziativa di Piero Angela, sottoscriveva questa dichiarazione quanto mai attuale dando vita al CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze.
Da allora questa organizzazione di volontari si è data un obiettivo preciso e ambizioso: divulgare il più possibile la convinzione che è solo attraverso una puntuale analisi scientifica di ogni evento che è possibile far luce su avvenimenti che, soltanto in apparenza, possono sembrare inspiegabili. Il fine ultimo è educare il grande pubblico a guardare con occhio critico chi, di fronte a presunti fenomeni paranormali, si lascia andare con troppa facilità a dichiarazioni di comodo, superficiali e poco attente, se non addirittura volutamente ingannevoli, soprattutto quando si tratta dei mezzi d’informazione.
Grazie anche all’impegno e alla professionale serietà di noti volti della divulgazione, proprio come Piero Angela, dopo oltre venticinque anni di attività, il CICAP è diventato un faro nella tempesta della superstizione anche in un Paese di creduloni, come il nostro. Ciò non solo per l’assidua partecipazione della comunità scientifica italiana alle attività del Comitato, ma soprattutto per merito dei moltissimi volontari che gravitano attorno a questo infaticabile polo di iniziative a volte poco conosciute.



Oltre alle riunioni regionali, agli incontri nazionali e alla partecipazione a eventi e a trasmissioni televisive, infatti, il CICAP conserva negli archivi del suo sito ufficiale numerose e interessantissime pubblicazioni di vario genere per tutti coloro che vogliano approfondire le tematiche affrontate e investigate dal Comitato.
Accanto alla vastissima Enciclopedia di articoli che raccoglie, sotto le varie voci, numerosi pezzi scritti da volontari ed esperti sulle materie più disparate, facendo il punto anche sulle indagini fatte dal Comitato stesso, c’è Query, la rivista ufficiale del CICAP, che, oltre ai numeri cartacei, ha anche una versione online. A partire dal 2006 Query ha preso il testimone di Scienza & Paranormale, storico periodico ufficiale del Comitato che, dal primo numero del 1993, ha avuto un grande successo di pubblico anche grazie all’impegno dei Direttori che si sono avvicendati alla sua guida, Massimo Polidoro e Lorenzo Montali.
Per tutti coloro che, invece, sono alla ricerca di saggi e pubblicazioni più esaustive, c’è Prometeo, una vera e propria libreria virtuale nella quale il CICAP ha messo insieme numerosi testi su tutti gli argomenti più importanti e che, secondo il Comitato stesso, hanno il pregio di informare in modo corretto e attento il lettore, permettendogli di avere una panoramica sui temi di suo interesse. Tra le varie stimolanti proposte spiccano, in particolare, i Quaderni del CICAP, veri e propri saggi e monografie scritti dai soci e dai partecipanti al Comitato che, in qualità di studiosi ed esperti, raccontano la storia di tanti fenomeni, cercando, sempre nell’ottica degli obiettivi CICAP, di fare luce sui misteri che sembrano aleggiare sui singoli avvenimenti presi in esame.



Se, invece, volete conoscere personalmente i maggiori esperti della comunità scientifica italiana, diventando veri e propri investigatori dell’occulto, c’è il Corso per Indagatori di Misteri che, ogni anno, mette insieme un gruppo di numerosi docenti, i quali si alternano in diversi incontri, tra esperimenti e lezioni frontali, per far toccare con mano a tutti gli allievi cosa significa indagare con occhio critico e mente aperta su fenomeni che, spesso troppo facilmente, vengono liquidati come misteriosi e inspiegabili.

A partire dal prossimo 29 settembre, soci e simpatizzanti del CICAP si riuniranno per il CICAP-Fest, il XIV Convegno Nazionale CICAP, che si terrà a Cesena e vedrà avvicendarsi sul palco più di ottanta relatori, tutte figure di spicco per chi ama la scienza, ma è appassionato di mistero. Accanto a conferenze, laboratori e dibattiti, sono previsti gli interventi di Piero Angela ed Enrico Mentana, portavoci d’eccezione dell’impegno instancabile del Comitato, ma ci saranno anche serate speciali dedicate al divertimento, grazie alla partecipazione di Silvan, Raul Cremona e la Banda Osiris.


www.cicap.org


mercoledì 28 giugno 2017

Tre buone ragioni per… leggere Autori Italiani


Mettiamo subito in chiaro una cosa: leggere è importante, sempre e comunque, a prescindere da chi e cosa si stia leggendo. Libri in lingua originale o tradotti, autori stranieri o italiani: leggere è uno stile di vita, un modo di essere, una forma mentis nel senso che contribuisce a dare forma alla nostra mente, sin da quando impariamo l’A-B-C. Ma, una volta esauriti i classici e identificati più precisamente i nostri gusti letterari, è importante iniziare a guardarsi intorno e a selezionare, tra le nostre letture, anche autori italiani contemporanei vivi e vegeti. Ce ne sono tanti, infatti, più o meno conosciuti, che scrivono davvero bene e pubblicano con piccoli e grandi editori o, persino, autonomamente, ma che, prima di tutto, hanno molte storie da raccontare. Perché vale la pena conoscerli e valorizzarli? Ecco le nostre tre buone ragioni per leggere autori italiani e, perché no, “metterne uno in valigia”, prima di andare in vacanza!

1.      Lingua è cultura. Oggi ci sentiamo tutti cittadini del mondo e la contaminazione tra le tradizioni provenienti da ogni parte del globo è tale, da provocare profonde modificazioni anche nel linguaggio di tutti i giorni, ma non bisogna dimenticare che lingua è anche sinonimo di cultura. Leggere autori che conoscono a fondo la lingua italiana e che raccontano storie nate e pensate in lingua italiana fa aumentare, di riflesso, la nostra stessa padronanza della lingua e, di conseguenza, il nostro vocabolario e la nostra capacità di formulare pensieri e concetti, proprio come accadrebbe con altre lingue. Solo con queste basi solide saremmo veramente pronti a lasciarci andare anche a tutto il resto e lo scambio tra culture sarà equo.

2.      Solo i lettori possono rendere gli scrittori dei veri professionisti. Ormai lo abbiamo imparato: scrivere, soprattutto nel nostro Paese, è sempre meno un mestiere e sempre più un semplice passatempo, perché l’editoria è in crisi e si legge così poco, da non permettere agli autori di vivere di scrittura. L’unico insindacabile giudice del lavoro dello scrittore, per quanto influenzato dalla pubblicità e dal marketing, è il lettore. Un lettore vorace, esigente, informato e in grado di andare oltre le classifiche delle grandi catene di librerie può trasformare un autore dilettante in un vero professionista, col suo seguito e col suo dignitoso stipendio per potersi dire tale, tra alti e bassi.


3.      Agli autori italiani potete “stringere la mano”. Ci lamentiamo sempre più spesso di quanto sia “costoso” il tempo libero, ma, se siete in cerca di un evento che potrebbe portarvi unicamente un guadagno a costo zero, dovete andare alla presentazione di un libro! È lì, infatti, che potrete stringere la mano ai vostri autori preferiti, in particolar modo italiani. Potrete fare loro domande, complimenti, critiche e, in ogni caso, chiedere conto del loro operato in uno spazio neutro, messo a disposizione da un libraio magari. E, solo se rimarrete soddisfatti di ciò che gli autori vi risponderanno, eventualmente, potrete acquistare il loro libro, dopo aver guardato negli occhi qualcuno che, come si dice, ci sta mettendo faccia, oltre che la penna. Nessun altro artista dà così tanta fiducia al proprio pubblico.

mercoledì 14 giugno 2017

Viviana Leo: il filo magico che lega alla scrittura


Credete nella magia dell’amore a prima pagina? Succede solo coi libri scritti col cuore di iniziare a leggerli quasi per caso e ritrovarsi, qualche ora dopo, a sentirne già la mancanza, perché li abbiamo divorati tutto d’un fiato. La magia è senza dubbio un ingrediente importante delle storie di Viviana Leo, soprattutto nel suo ultimo libro, “Questo piccolo grande errore”, Newton Compton, perché è proprio da uno stravagante incantesimo che tutto ha inizio. Ma, anche quando non è la magia a dare il via ai suoi romanzi, Viviana Leo riesce a creare la giusta atmosfera per incantare i suoi lettori, legandoli a sé con quello stesso invisibile filo rosso che lega Lucy e Steven, i protagonisti del suo ultimo libro.
Lucy è una ragazza come tante, piena di insicurezze e con qualche rotondità che, però, non le impedisce di andare a divertirsi con le amiche. Ed è proprio dopo una serata in discoteca che hanno inizio una serie di eventi così incredibili, da sembrare solo frutto della fantasia. Lucy, infatti, si sveglia nel letto di Steven Darrin, un famoso attore per il quale ha un debole da sempre e, come se non bastasse, i due solo legati da un sottile filo rosso che solo loro sembrano poter vedere e che non riescono a tagliare in nessun modo. Come è stato possibile? E cosa fare per rimediare? Sembra proprio che neppure il mago al quale Lucy ha fatto visita per gioco la sera precedente possa spezzare l’incantesimo. Chissà che, tra una peripezia e l’altra, non sia l’occasione per Lucy e Steven di scoprire lati inaspettati delle reciproche personalità, fino a capire che l’amore è più imprevedibile della magia stessa.
Lucy non è il solo personaggio del quale vi innamorerete: Alice e Lisa, infatti, protagoniste rispettivamente di “Fammi dimenticare la pioggia” e “Sei solo mio”, entrambi editi da Newton Compton, sono molto diverse tra loro, ma rispecchiano la crescita di un’autrice ormai pronta per affrontare temi sempre più complessi, accanto all’amore e all’amicizia.
Eclettica, romantica e determinata, Viviana Leo ha il pregio di saper mettere su carta storie semplici che riescono a far sorridere, regalando quelle emozioni che si provano solo quando un personaggio nel quale è facile immedesimarsi, realizza un sogno, trova un amore o si rende conto che, anche nelle avversità, un pizzico di dolcezza fa vedere tutto più rosa.



Emozione, passione e un pizzico di magia: tre elementi che, in modi diversi e sempre nuovi, contraddistinguono le tue storie. Da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo ben preciso al quale non sai rinunciare?

La mia esigenza di scrivere nasce da dentro ed è difficile da spiegare, è come un fuoco che mi scorre nelle vene e ha bisogno di essere liberato attraverso la tastiera del pc. Ecco, non riesco a trovare paragone migliore. Io di solito seguo l’ispirazione, ovvero accendo il computer, apro il file Word e spero che le parole vengano. Se non lo fanno, ascolto musica per un po’ e riprovo. Se ancora non succede nulla, spengo il pc e faccio una passeggiata immersa nella natura. Di solito questo metodo mi aiuta molto. Ma no, non ho degli schemi. La scrittura è prima di tutto passione e credo che la passione non possa essere imprigionata in qualcosa di rigido e schematico.

Di sicuro le storie d’amore non passano mai di moda. A cosa è dovuto, secondo te, l’enorme successo del rosa in tutte le sue sfaccettature? Come mai hai deciso di dedicarti a questo genere così fortunato e cosa ti caratterizza?

Credo che la maggior parte di noi abbia bisogno di un pizzico di romanticismo che colori le giornate, soprattutto perché si sente il bisogno di sognare. Non ricordo chi ha detto la frase: “Gli uomini di carta sono migliori di quelli di carne” e, anche se triste, temo sia vero. Nei libri possiamo cercare la perfezione che nella realtà non troviamo o che speriamo di trovare, o desiderare di essere qualcuno che non siamo. In fondo cosa c’è di male? Tanto poi ci pensa la realtà a riportarci con i piedi per terra, ricordandoci che la perfezione non esiste! A me il rosa è sempre piaciuto, sia leggerlo che scriverlo, ecco perché ho deciso di trattare questo genere. Quello che mi caratterizza? Non so, forse il fatto che i miei protagonisti siano persone normali. Nessun miliardario, nessun super uomo o super donna, solo ragazzi con i loro pregi e i loro difetti.  


Lucy, Alice e Lisa: le protagoniste dei tuoi romanzi sono ragazze molto diverse tra loro che, però, hanno in comune la perseveranza nel voler realizzare i loro sogni. Come le definiresti? In generale, come delinei i personaggi delle tue storie e le vicende che li coinvolgono?

Le definirei sicuramente testarde, perché tutte e tre sanno quello che vogliono, sanno come sono e non hanno problemi a cacciare le unghie quando serve.
I miei personaggi di solito nascono nella mia testa da qualche episodio che mi accade nella realtà o dai racconti della gente, la stessa cosa accade per quanto riguarda le vicende che ruotano attorno a loro. Sono una che ama ascoltare e mettere su carta…

Per saper scrivere bene occorre, senza dubbio, leggere tanto. Quali sono i tuoi autori e autrici di riferimento? Se avessi una macchina del tempo quale grande scrittore del passato ti piacerebbe incontrare e perché?

Avendo studiato Lettere sono partita dai classici, per poi arrivare ai contemporanei. Tra questi adoro Gabriel García Márquez, Patricia Cornwell, L. Hamilton, Amabile Giusti, Sara Pratesi, Laura Pellegrini, Fabiana Andreozzi, Alessia Cucé e tantissimi altri. Leggo davvero molto, sarebbe impossibile citarli tutti!
Mi piacerebbe tantissimo incontrare Dante, perché ho adorato la Divina Commedia e amo il fiorentino, quindi sarei felice di parlare con lui di letteratura. Un sogno!


A cosa stai lavorando attualmente? Raccontati quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Attualmente sto lavorando a un libro molto più impegnativo rispetto ai miei precedenti, perché tratta la violenza sulle donne, in particolare la violenza domestica. Non so se vedrà mai la luce, ma lo sto scrivendo, poi si vedrà. I miei programmi per il futuro sono uguali a quelli di qualche anno fa: scrivere, scrivere e scrivere, impegnandomi a migliorare ogni giorno di più. Spero di riuscirci, perché la scrittura è la mia vita e ho intenzione di proseguire questa strada.

mercoledì 7 giugno 2017

Costantino D’Orazio: viaggio tra Storia dell’Arte e Narrativa


Il connubio tra Storia dell’Arte e Narrativa è una delle forme di storytelling più interessanti e sorprendenti che la letteratura di genere abbia sperimentato negli ultimi anni. Può sembrare un’affermazione azzardata, visto che opere d’arte e monumenti sono da sempre muti protagonisti di grandi romanzi, attorno ai quali ruotano vicende che hanno fatto la Storia della nostra Letteratura, ma la risonanza che questo espediente sta avendo sui grandi numeri dei gruppi editoriali di tutto il mondo ha avuto un aumento vertiginoso, almeno da quando un noto scrittore statunitense ha deciso di mettersi a studiare le opere di Leonardo Da Vinci e di costruirci attorno un mistero da risolvere. O meglio, da quando hanno deciso di farci un film con un ancor più noto attore statunitense.
Ma lasciamo da parte paragoni audaci. Una cosa è certa: da sempre, quando un’opera d’arte è protagonista di un intreccio di fantasia scritto con passione, è impossibile non rimanerne stregati sin dalle prime pagine. Che si tratti di un mistery o di un romance poco importa. E quando a scrivere è qualcuno competente, che di Arte ne capisce davvero e quindi ha tutte le carte in regola per mettere la cultura a servizio della fantasia, questa unione magica è irresistibile.
È esattamente questo che accade appena si inizia a leggere “Ma liberaci dal male”, Sperling & Kupfer, il primo romanzo dello Storico dell’Arte Costantino D’Orazio.
Dopo averci deliziati con le sue monografie dedicate a Caravaggio, Leonardo e Raffaello, caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale, ma puntuale e attento, in grado di far entrare i lettori nel cuore della poetica più profonda di questi artisti così complessi, Costantino D’Orazio si è cimentato con una storia di fantasia che, però, ruota attorno agli affreschi della cosiddetta Aula Gotica dei Ss. Quattro Coronati, recentemente scoperta. La protagonista della storia, l’ingenua, ma curiosa Virginia si rende conto che all’interno di questo ambiente così ricco di fascino, accadono cose impensabili, che, pian piano sarà lei stessa a svelare al lettore, in un crescendo di emozioni.
Chi, oltre ad averne apprezzato i saggi e i programmi televisivi, abbia avuto il piacere di ascoltare dal vivo Costantino D’Orazio durante una delle sue lezioni o delle sue visite guidate, sa bene la grande capacità dell’autore di trasmettere coinvolgimento e interesse verso le storie che racconta e non faticherà a riconoscere anche in questo romanzo l’entusiasmo che ne contraddistingue la penna, vibrante, ma delicata, e la costruzione, solida, ma sufficientemente originale.
Virginia, l’eroina protagonista del romanzo, è una giovane coraggiosa e determinata. Non è una fede profonda a spingerla a ritirarsi in Convento, ma la ricerca del proprio posto nel mondo, nel tentativo di mettere freno al suo stesso temperamento tormentato. Tuttavia alcuni strani segnali delle monache turbano la sua nuova vita all’interno delle mura della Basilica, tra preghiera e silenzio. Solo la passione di Virginia per la Storia dell’Arte continua a farla sentire viva e, quando grazie all’aiuto del misterioso Andrea, un giovane in apparente ritiro spirituale, verrà a conoscenza di una stanza affrescata celata all’interno del Convento, dove accadono cose insolite, le vite di entrambi saranno destinate a cambiare per sempre, in un crescendo di trepidazione, fino a un epilogo imprevedibile.



Uno Storico dell’Arte prestato alla Narrativa, anche se, in fin dei conti, non sei riuscito a stare troppo lontano del tuo mondo neppure questa volta! Come nasce l’esigenza di scrivere “Ma liberaci dal male”, Sperling & Kupfer, un romanzo che ha tra i suoi protagonisti soprattutto gli affreschi dell’Aula Gotica dei Ss. Quattro Coronati? Cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Io sono affascinato dal dubbio e dalla scoperta, due elementi che spesso convivono nell'Arte. Direi che cerco soprattutto quelle opere che suscitano domande e non danno risposte sempre chiare e definite. Una qualità che troviamo sia nell'arte antica, che in quella contemporanea.
Gli affreschi nascosti all'interno del Monastero dei Ss. Quattro Coronati sono ancora oggi un vero enigma. Mi sono parsi subito un soggetto che non avrei potuto esaurire con un saggio, perché avrei tradito il loro fascino e la loro identità. Così ho pensato che un'avventura fosse il modo migliore per farli conoscere.


Dopo numerosi saggi, facciamo un bilancio di questa prima esperienza da romanziere: che autore sei? Come definiresti Virginia, la protagonista della storia, e in che modo hai costruito tutti gli altri personaggi di fantasia? Pensi che tornerai a cimentarti con la narrativa in futuro?

Sono un autore onnivoro, se così si può dire. Credo di aver attinto da tanti generi per questo romanzo: il thriller, il giallo, il romanzo di formazione, l'avventura, il dramma... la verità è che credo che, per il momento, sia prematuro trarre un bilancio da questa esperienza...
Virginia mi ha permesso di mettermi nei panni di tutti quegli appassionati d'arte che guardano le opere spinti dalle loro emozioni, senza avere il filtro, spesso micidiale, della conoscenza. È attratta dagli affreschi, ma non sa come collocarli nella storia. In lei rivedo tante persone a cui parlo tutti i giorni, curiose, interessate e libere di interpretare l'arte con il proprio cuore.
Se tornerò a dedicarmi alla narrativa? Esiste già un'altra storia, ma non so se e quando diventerà un libro.

L’arte in Tv: se ne parla abbastanza e nel modo giusto? Essendo tra i divulgatori più amati del settore, pensi che bisognerebbe dedicare più spazio a questi temi, soprattutto in un Paese ricco di Storia come il nostro? E come?

Senza dubbio bisognerebbe dedicare più spazio all’arte in televisione. Bisognerebbe però investire in programmi culturali con mezzi adeguati, come quelli degli Angela. Altrimenti, il rischio è sempre quello di proporre un'offerta poco competitiva e attraente. La televisione è uno strumento con un proprio linguaggio, che non può essere tradito.
In Italia, purtroppo, sono ancora molto rare queste occasioni.



Raccontaci il tuo percorso come Curatore del MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma: c’è un episodio, un aneddoto, una storia che è rimasta particolarmente impressa nel tuo cuore di uomo, oltre che di studioso?

Ogni volta che incontro Marisa Merz, eccezionale artista a cui abbiamo dedicato una commovente mostra al Macro, per me è un'esperienza straordinaria. Il regalo più prezioso che questo lavoro meraviglioso potesse farmi!

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Sarà un'estate intensa: dal 12 giugno curerò una rubrica quotidiana dedicata alle meraviglie d'Italia su Uno Mattina (Raiuno) e dal 15 luglio torna su Radio2 il mio programma Bella davvero (ogni sabato e domenica dalle ore 12 alle 14), che quest'anno condurrò con Catia Donini. E poi, sto lavorando ad un nuovo saggio, ma ne riparleremo presto, spero.

www.costantinodorazio.it



mercoledì 31 maggio 2017

Valeria Luzi: senza Amore non c’è Gusto!

Tutti la chiamano La Scrittora e chi la conosce sa bene che non c’è modo migliore per definirla, visto che per l’instancabile Valeria Luzi scrivere è un mestiere a tempo pieno. Da quando ha raggiunto il successo con “Ti odio con tutto il cuore” e “Mi manchi troppo per dimenticarti”, i romanzi editi da Newton Compton che hanno fatto conoscere il suo talento al grande pubblico, infatti, non si è più fermata, continuando a deliziare i lettori con le sue storie tra amore, cucina e tanto altro.
Dopo una Laurea in Filosofia e un’esperienza di vita a New York che l’ha spinta a inseguire i suoi sogni senza riserve, Valeria Luzi ha deciso di coltivare la sua passione di bambina e ha ripreso in mano carta e penna, diventando in breve tempo una tra le scrittrici italiane più lette e amate degli ultimi tempi, soprattutto per la sua capacità di declinare l’amore in ogni sua sfaccettatura, con ironia e tenerezza, grazie ai suoi esilaranti personaggi, ai quali è facile affezionarsi.
In effetti, è proprio il caso di dirlo: senza amore non c’è gusto, ma oggi che, tra le altre cose, scrive sceneggiature per il cinema e si occupa di affiancare autori emergenti con corsi di scrittura creativa e editing, gli orizzonti di Valeria Luzi si stanno allargando. Non è passato molto tempo dalle avventure della testarda ristoratrice Susi e dell’orgoglioso chef Michael Di Bella, tanto diversi quanto innamorati, tuttavia Valeria è pronta per dare una svolta alla sua carriera di autrice, cimentandosi anche nella narrazione di altre forme di amore nei suoi romanzi di prossima uscita, iniziando col raccontare proprio la sua vera storia d’amore.
Nell’attesa non ci resta, dunque, che ingannare il tempo navigando sul ricco Blog diValeria Luzi - La Scrittora, dove, tra una video-recensione e l’altra, fa riflessioni e dà consigli col garbo e l’eleganza che la contraddistinguono, ma anche col coraggio e la leggerezza di chi ha avuto la fortuna e la perseveranza di trasformare un talento in una professione a tutto tondo.


Tra l’odio feroce e l’amore appassionato il passo sembra essere decisamente breve per Susi e Chef Michael, i protagonisti di “Ti odio con tutto il cuore” e “Mi manchi troppo per dimenticarti”, Newton Compton. Raccontaci la genesi di questi romanzi: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Quando ho letto il romanzo di Anna Premoli “Ti prego lasciati odiare”, edito sempre dalla Newton Compton e Premio Bancarella 2013, ho capito che anche io volevo scrivere una storia di amore e odio dalla forte componente ironica, e, pensando alle varie ambientazioni che avrei potuto utilizzare, ho scelto la città in cui ho vissuto per un anno, New York. Per quanto riguarda lo chef star della TV Michael Di Bella, il protagonista maschile, ho tratto ispirazione dallo chef Gordon Ramsey, di cui ho sempre seguito i programmi.

Quando i lettori si affezionano ai personaggi di una bella storia, scrivere un seguito è un po’ come tornare a sentire il calore di una famiglia virtuale per un autore che mette il cuore in ciò che scrive. Ma quali sono i trucchi per non ripetersi e mantenere alto l’interesse del pubblico? E, siccome non c’è due senza tre, forse stai preparando una trilogia?

Esatto! Alla fine della prima stesura di “Ti odio con tutto il cuore”, ero così affezionata ai personaggi, che ho deciso subito di scrivere un seguito. Solo che poi il problema era cercare qualcosa di nuovo e originale a proposito di Susi e Mike. L’espediente classico sarebbe stato farli litigare di nuovo, per gelosia o per qualsiasi altro motivo, ma li avevo fatti discutere così animatamente nel primo, che mi piangeva il cuore a farlo di nuovo. Così ho escogitato l’escamotage di un misterioso incidente e della conseguente amnesia di Susi, per costringere Mike a conquistarla di nuovo.
Avevo immaginato un terzo libro per raccontare la storia della nipote di Susi e il cugino di Mike, ma nel frattempo ho deciso di scrivere la mia storia d’amore e quindi credo proprio che quel filone sia esaurito.


Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo collaudato al quale non sai rinunciare?

All’inizio scrivevo quando avevo tempo, soprattutto la notte, e non avevo un metodo o una pianificazione specifici. Da quando invece scrivere è diventato il mio lavoro a tempo pieno, ho dovuto necessariamente strutturarlo come un qualsiasi altro impiego, lavorando minimo otto ore al giorno e imponendomi delle scadenze. In ogni caso, cerco di seguire sempre l’ispirazione e di trasmettere nei libri tutte le emozioni che provo mentre scrivo.

È ancora possibile, secondo te, al giorno d’oggi, fare della scrittura una professione a tempo pieno? Cosa significa collaborare con un grande editore? Dai un suggerimento a un giovane che volesse seguire le tue orme.

È possibile, anche se molto molto difficile. Nel mio caso, oltre a scrivere libri, mi occupo anche di editing per aspiranti scrittori, lezioni di scrittura creativa e lavoro come sceneggiatrice. Quindi sempre tutti lavori in ambito editoriale, un mondo molto sfaccettato e controverso. Collaborare con un grande editore può essere molto stimolante ma anche pericoloso, perché le grandi case editrici sono delle aziende che badano soprattutto ai numeri. A tutti gli aspiranti scrittori che mi contattano consiglio di leggere tantissimo, soprattutto i classici, di frequentare un corso di scrittura creativa e di farsi aiutare nella correzione della prima opera da un editor, che può anche fargli da Virgilio nel complicato mondo dell’editoria.



A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Negli ultimi anni, anche grazie alla psicoterapia, ho capito che i romanzi rosa sono stati una tappa del mio cammino di scrittrice e che adesso sono pronta ad andare avanti. Oltre al libro sulla mia vera storia d’amore, che spero uscirà l’anno prossimo non con la Newton Compton, ho in programma di scrivere dei libri di narrativa, in cui ci sarà sempre l’amore, ma non per forza tra uomo e donna, come nel romanzo rosa, ma magari tra due sorelle, tra madre e figlio. Storie emozionanti e formative, senza uno scontato lieto fine.

mercoledì 17 maggio 2017

Giuliano Scavuzzo: il fascino dei Templari, tra Storia e Leggenda

Quanto si è scritto sui Cavalieri Templari, il misterioso Ordine sempre in bilico tra fede e violenza? Tra saggi, romanzi e saghe, davvero tanto. Ma in pochi sono riusciti a entrare così in profondità negli aspetti più inediti di questa impenetrabile confraternita, come Giuliano Scavuzzo col suo romanzo “Il marchio perduto del Templare”, edito da Newton Compton. La particolarità di questa storia sta proprio nella capacità dell’autore di mescolare note fonti storiche a leggende meno conosciute, fino a creare un intreccio che si basa principalmente sulla rivalità tra il protagonista, il Templare Shane de Rue, e il suo antagonista, Lucifuge, il capo di un gruppo di Cavalieri che, in seguito alla prigionia in Terra Santa, hanno venduto l’anima al diavolo e vogliono scatenare l’Apocalisse.
Oltre allo spessore psicologico di questi personaggi, buoni e cattivi nello stesso tempo, perché mossi da emozioni così forti, da condurli a sfidare perfino le forze della natura, l’originalità di questo romanzo sta nell’abilità di Giuliano Scavuzzo di amalgamare il romanzo storico a quello esoterico, sullo sfondo di una Roma dimenticata, dipinta in modo tanto vivido, da fare invidia alle grandi saghe.
Assieme a un variegato quadro di personaggi solo apparentemente secondari, come l’impenetrabile strega Lilith, l’unica che può liberare Shane dalla spaventosa maledizione che lo tormenta, e lo scaltro Don Graziano, il prete deciso a salvare la vita dei gemelli il cui sacrificio dovrebbe mettere in moto l’Apocalisse, torna il topos della ricerca di un Grimorio perduto ma necessario per compiere la cerimonia verso la distruzione finale.
Un romanzo dai ritmi incalzanti e dallo stile semplice, ma intrigante che cattura a tal punto, da far sperare presto in un seguito degno di personaggi che hanno ancora molto da raccontare.  



Sei Cavalieri Templari che hanno votato l’anima al diavolo, un misterioso Grimorio scomparso e una maledizione che incombe nella infinita lotta tra il bene e il male: inizia così “Il marchio perduto del Templare”, Newton Compton, un romanzo dal ritmo incalzante. Raccontaci la genesi di questo libro: cosa ti ha ispirato durante la stesura e cosa hai voluto trasmettere?

A ispirarmi è stata la storia di Roma che in pochi conoscono: quella della povera gente, della vita comune e dei reietti. Le leggende che animano l’urbe sono moltissime, spesso ignorate dagli stessi romani, è incredibile scoprire che quasi nessuno, ad esempio, conosce quella di Castel Sant’Angelo, o quelle relative al Pantheon e allo stesso Colosseo. Volevo raccontare una storia nella Storia, uno scorcio oscuro in cui quasi tutto veniva spiegato o con la fede, o con la stregoneria.

Quando e da dove nasce il tuo bisogno di scrivere? Che autore sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo collaudato al quale non sapresti rinunciare?

Da sempre amo scrivere, ricordo che al liceo impiegavo meno di mezz’ora per fare temi di svariate pagine, le parole scorrevano da sole. Però per far diventare la scrittura un mestiere servono impegno e dedizione. Chi dice: “Scrivo quando mi sento ispirato”, a mio avviso, non è uno scrittore. Scrivere deve essere prima di tutto un mestiere, va preso alla stregua di qualsiasi attività lavorativa. Uno scrittore è prima di tutto un artigiano, credersi artisti è un atto di assoluta presunzione. Il mio metodo è semplice: mi alzo la mattina e rileggo quanto fatto il giorno precedente, questo mi aiuta a “entrare nel romanzo” e poi scrivo. Fino a quando? Finché posso, anche tutta la giornata. Consiglio solo qualche pausa caffè, per sgranchire membra e mente.

Come definiresti Shane e Lucifuge, protagonista e antagonista di questo romanzo? In generale come delinei i personaggi delle tue storie e le vicende che si trovano ad affrontare, tra realtà storica e fantasia?

Shane e Lucifuge sono due anime ferite, forse mortalmente. Non amo i personaggi monodimensionali: cattivi ultra perfidi o buoni vicini alla canonizzazione! In ognuno di noi ci sono luce e ombra, bene e male, la cosa difficile è scegliere volta per volta e agire secondo coscienza. Così quando creo un personaggio gli costruisco intorno una storia, che spesso nel romanzo neanche racconto. Non serve per il lettore, ma per me, per entrare nella mente del personaggio e farlo agire e parlare in base al suo passato. Ma soprattutto ciò che li rende vivi, a mio avviso, sono le motivazioni.

Per saper scrivere bene occorre, senza dubbio, leggere molto. Che libri ci sono al momento sul tuo comodino? Che generi e quali autori prediligi?

Leggere è essenziale, senza dubbio. Come lo scrivere tanto, e di tutto. Personalmente sono un lettore caotico al limite del patologico. In questo momento sul mio comodino ci sono alcuni libri molto diversi tra loro: Per chi suona la campana di Hemingway, La stanza profonda di Vanni Santoni), I miti celtici di Miranda Green, Il libro dei Chakra di Anodea Judith, Il cavaliere nero di Bernard Cornwell, A ovest di Roma di John Fante.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


In questo momento sto lavorando a due romanzi che ho appena finito di scrivere. Uno è il sequel de “Il marchio perduto del Templare”. È quindi un romanzo storico-esoterico e mi sono addentrato ancora più in profondità nelle tradizioni, oscure e mediche, del periodo. L’altro è qualcosa di nuovo, di diverso rispetto agli storici, ma non svelerò di più...